
Quand'ero piccolino,
avrei voluto ESSERE!
Perche' cosi' la morale
dettava.
E l'etica si compiaceva,
di oggettivare la tua mente,
alle virtu' preziose,
sinonimo di retta vita,
e nella gente
veicolo di,
felicita'.
Ma con l'andar del tempo
m'accorsi dolente,
di mangiar libri
e fregnacce,
come diceva babbo mio"anima buona",
saggio piu’ che
saccente.
"Alla gente non gliene
frega niente"
diceva,
dei pregi che in cuor riponi,
indigente.
E avea ragion perbacco
perche' io adolescente,
mi accorsi che meglio era:
"AVERE,AVERE,AVERE!"
Soldi o denaro o puramente,
gioielli o robe sparse.
Insomma quello che la gente chiamava
"POTERE".
Non della mente ma della umile saccoccia,
impenitente.
E allor cerchiam cerchiamo,
la firma, la marca,
che valore e pregio,
(oltre che costo)
diano,alle cose che indossiamo,
alla "ROBBA" sulla quale indefessamente, esercitiam POSSESSO.
Vorresti forse tu ESSER pardon,
AVER di meno, dell'amica,
la parente,
il collega impertinente,
la vicin di casa,
antipatica e saccente?
E muore cosi' il mito
( ma nacque davvero??)
dell' ESSERE come dote che
distingue.
Voglio dinari, soldi, dobloni
o dollaroni!
Pur se mi chiamo Occam non me ne frega
niente!
Con l'arte non se magna
e lo so ben io stasera
che mentre scrivo,
cio' un buco nella panza!!
